I nostri albori, il nostro presente, il nostro futuro.

C’era una volta un… ciocco di legno, avrebbe detto Collodi, oppure un regno lontano lontano, avrebbero esordito i fratelli Grimm…e,invece, no.

C’era una volta un sognatore e un bambinone, un padre e un figlio, che amavano il calcio. Insieme la domenica ammiravano il Napoli di Maradona, insieme si emozionavano e insieme si rattristavano quando Diego perdeva. Il padre, impiegato di banca, aveva fondato un’associazione culturale, il “Centro studi Neapolis”che si occupava di mostre fotografiche, di recupero di tradizioni locali, di valori e di cultura autoctona e il figlio, universitario, studiava la mattina e giocava a calcio il pomeriggio. Un giorno, un bel giorno, il figlio gli chiese: “Babbo perché non creiamo una squadra di calcio?” e il padre: “Si, ma deve essere una squadra fatta da uomini veri, devono lottare solo per la maglia, non per soldi, lo sport non deve essere mai mercificato, i miei calciatori, non saranno mai manifesti pubblicitari di salumerie o altro e la nostra maglia deve avere dei colori particolari, i colori del sud, e il suo nome e il suo simbolo devono rappresentare le origini della nostra terra.

I colori della maglia del Neapolis furono individuati nel grigio – giallo, a memoria dell’uniforme indossata dai soldati dell’esercito del sud  durante la guerra di secessione americana, dal 12 Aprile 1861 al 26 Maggio 1865, la famosa guerra tra unionisti (yankees) e secessionisti (Dixies), tra giacche blu e giacche grigie, appunto. Lo stemma della squadra fu realizzato con  questi colori e fu utilizzato anche per l’associazione culturale, fu, inoltre, coniata anche una moneta in occasione del decennale della sua fondazione. All’interno dello stemma vi è rappresentato un elmo greco, per le fiere radici del nostro popolo, la proiezione nel futuro della nostra cultura mediterranea e la continuità di tradizioni, costumi, espressioni di vita e di lingua che mantengono ancora viva l’impronta greca. In basso, si staglia la scritta Neapolis (città nuova) per sottolineare l’identità greco-latina della nostra città.

Era il 12 Gennaio 1989, Enzo ed Armando La Peccerella avevano appena creato il C.S. Neapolis.

Enzo divenne il Presidente e Armando il mister, cariche che accompagnarono i due in tutto il loro cammino. La partecipazione al 1° torneo “Stella CSI”, nel 1989, fu davvero un’avventura pionieristica dove, a stento, Enzo riuscì a regalare la prima serie di maglie ai calciatori i quali, autotassandosi, portarono a termine il campionato con un mediocre, ma entusiasmante penultimo posto. L’anno successivo, grazie ad una maggiore organizzazione e alle amicizie di Armando, che si resero disponibili ad accettare il nuovo incarico, arrivò il primo successo, con la vittoria dello stesso trofeo.

La cavalcata vincente della squadra fu straordinaria: 11 vittorie e un pareggio in 12 incontri disputati. Alla festa finale per la premiazione dei calciatori era presente un ragazzo della primavera del Napoli che regalò la propria maglia n° 4 al Presidente. Il giovane era un certo Fabio Cannavaro.

La vittoria del campionato aprì le porte della F.I.G.C. alla squadra del Presidente la Peccerella che, intanto, aveva già registrato presso il tribunale di Napoli la denominazione della squadra (passaggio questo fondamentale come vedremo successivamente); così, nel 1991, il Neapolis affrontò il suo primo campionato federale di 3° categoria. Anche questa volta l’impatto fu difficile: le prime realtà, soprattutto dei campetti di periferia provinciali, pregiudicarono il risultato finale, vedendo di nuovo la squadra chiudere la stagione nelle posizioni di bassa classifica.

Padre e figlio ancora si rimboccarono le maniche e, ancora, fedeli al principio sport-cultura, nel giro di quattro, cinque anni, passarono dalla terza alla prima categoria. Nel corso di questi anni numerose furono le gratificazioni raccolte dalla bella realtà napoletana anche perché, il giovane mister Armando, già impostava il suo credo calcistico in controtendenza e già nel lontano 1991/92, fu uno dei primi a credere nelle potenzialità del nascente calcio africano, andando a scovare Onyenkpa, extracomunitario di origini nigeriane, diventato poi il fedelissimo capitano grigioro per ben nove stagioni e lasciando l’attività di calciatore alla tenera età di 45 anni! Successivamente arrivò Agu Donald, centrocampista nigeriano dalla potenza devastante, passato poi nella bundesliga tedesca, annoverando ben 29 presenze con la maglia dell’ Eintracht Francoforte. In ultimo nel 2002, vestì l’uniforme grigioro l’attaccante senegalese Fara Coumba Fall, con il quale il Neapolis perse il campionato solo per pochi punti e, grazie al quale si ricorda ancora la storica vittoria in casa del fortissimo Casavatore di Pietro Serino. Queste ed altre avventure entusiasmavano il Presidente che, con  grandissimi sacrifici, di tasca propria, senza l’ausilio di alcuna sponsorizzazione, portava avanti la propria squadretta. Le difficoltà erano tante, il Neapolis cresceva e con esso crescevano i tentativi di plagio e di emulazione della bella realtà partenopea.

Si ricorda nell’estate del 2006 la nascita di una seconda squadra che, a mezzo stampa, diffondeva comunicati con il nome Neapolis. Naturalmente il coriaceo Presidente La Peccerella, non fece passare inosservata la cosa e, allertata la Federazione,  adite tutte le vie legali, coadiuvato dall’avv. Chiacchio, giunse ad un accordo  culminato con una pacifica transazione legale tra le parti, tuttora ancora in atto, dove si conferma che l’unica realtà in Italia che può praticare calcio con la sola denominazione “Neapolis” è la squadra del Presidente La Peccerella e che la stessa può o meno concedere alla seconda realtà di utilizzare il nome “Neapolis”, purché anticipato da qualsiasi locuzione es. “Sporting Neapolis, Real Neapolis, Atletico Neapolis” ecc.

Per tutti il Presidente era diventato l’emblema del carisma, tutti i calciatori lo avevano identificato come un secondo padre e la squadra per lui una seconda casa, dove si sentiva protagonista ed apprezzato nelle proprie idee: la difesa della propria identità storica, giocare per la maglia e non per soldi, insomma, programmava, andava avanti, cresceva, vinceva…però, questo a lui non bastava.

Non gli piaceva più stare seduto in panchina, si muoveva troppo con la sua sigaretta, non riusciva a guardare bene la partita, voleva arrivare più in alto così, nel Luglio 2007, scelse un altro posto dal quale guardare i suoi ragazzi, scelse di guardarli dal cielo, scelse una nuvola a forma di pallone, vi salì sopra e, tuttora, continua ad entusiasmarsi e fotografare i suoi guerrieri.

Prima di salire però il Presidente diede una precisa disposizione ad Armando. La società doveva continuare e a guidarla doveva essere lo stesso Armando e Claudio, il giovane terzo figlio di La Peccerella. Si decise di andare avanti, era la stagione 2007/2008, arrivò Claudio la Peccerella, ex calciatore professionista, nominato amministratore unico ed arrivò Claudio Ritondale, onesto e leale imprenditore e fratello acquisito dei La Peccerella, che portò entusiasmo e forze fresche nel momento più triste e difficile della storia del Neapolis. Per lasciare un’impronta tangibile del Presidente, si scelse di portare anche la moglie, la sig.ra Concetta, la quale riuscì a scrivere e raccontare la storia del Neapolis al Presidente della Roma, dott.ssa Rosella Sensi e dalla quale ricevè risposte e continui incoraggiamenti nel portare avanti la società.

I risultati, però, furono terrificanti; purtroppo l’assenza del Presidente aveva provocato un vuoto troppo devastante. La squadra retrocesse nonostante i disperati tentativi di salvataggio di Armando e Claudio a causa, soprattutto, di un gruppo di giocatori molto mediocri, demotivati e interessati solo al tornaconto economico; tra questi, però, c’era anche l’unico ragazzo valido e tuttora in forza ai grigioro e dal quale si decise di rifondare tutto: Gennaro Masi. L’ultima giornata di quell’annata maledetta divenne quasi una liberazione, e fu proprio il tenere come punto di riferimento la lealtà di Masi che cominciò l’anno zero. La squadra si riappropriò immediatamente della categoria, arrivarono ben 14 elementi nuovi, la preparazione atletica fu affidata al prof. Cestaro, professionista affermato già nel campionato nazionale di C1 con la Cavese ed Avellino calcio, ai calciatori fu garantito per le sedute d’allenamento e per le gare il nuovissimo campo “Kennedy” in versione di erba sintetica.

La rifondazione cominciò con un dignitoso 8° posto che fu solo il preludio alla cavalcata vincente del campionato 2009/2010 che vide i guerrieri del Neapolis,  piazzarsi primi contro tutti e tutto. La vittoria del campionato valse il tiolo di promozione campionato nel quale i grigioro stanno ben figurando a tutt’oggi. Insomma il segnale doveva essere chiaro: I calciatori vanno via, il Neapolis  deve essere eterno!

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